COSTA DEL MARE DEL NORD:
BELGIO - GERMANIA - PAESI BASSI - DANIMARCA
“Della serie andiamo dove ci porta il cuore."
“Cos’è questo romanticismo tardivo?”
“Un tentativo di dare un senso alla vacanza senza ragazzi...”
Per fortuna il cuore sa dove andare.
Quindi verso la Francia. Leggiamo che per accedere a Strasburgo i veicoli devono essere muniti di un bollino ambientale (Crit'Air). Forse è sufficiente una registrazione online, ma avendo un diesel Euro 5, preferiamo non rischiare: deviamo verso la Germania e ci sistemiamo a Kehl (area sosta camper Kehl - An den Sportanlagen, 15€ con scarico e corrente).
Raggiungere Strasburgo in bici domenica mattina è una piacevolissima pedalata di una decina di km lungo l’argine dei canali. Visitiamo la piazza del mercato, la piazza Kleber, il pittoresco quartiere Petit France, il Parlamento Europeo.. e torniamo facilmente al camper in serata.
LUSSEMBURGO
Le bici quest’anno sono stivate nel gavone, avendo smontato un letto, rendendoci più snelli e compatti in manovre e spostamenti. Nel vagare senza meta, vedendo un cartello per “Schengen”, diventato mitico nel nostro immaginario di viaggiatori, ci divertiamo a passarci. Siamo all’incrocio tra Francia, Germania e Lussemburgo.
Una strada sinuosa, morbida, pulitissima e priva di traffico ci conduce in Lussemburgo seguendo il fiume Mosella. Il primo contatto con questo paese è luminoso e pacifico. Ampi vigneti ordinati, costellati da invitanti cantine, decorano le colline. Arrivati a Lussemburgo città, troviamo spaziosi parcheggi nell’alto quartiere ipermoderno dell’Unione Europea. Una coppia di Olandesi in partenza ci regala il biglietto del parcheggio pagato da loro per errore fino a domani mattina. Il pullman che ci porta in centro è gratis, come tutti i mezzi pubblici del paese. Il mito di Lussemburgo cara rischia di smentirsi.
Trascorriamo una giornata tra Cattedrali e palazzi, casematte e Grund, ponti e vicoli. Colpiscono ordine e pulizia impeccabili. Colpiscono cartelli che vietano l’accattonaggio. Torniamo sul camper per cenare, gustare il tramonto sui campi e il silenzio del parcheggio rimasto vuoto con la chiusura degli uffici.
Ad un’oretta di strada da Lussemburgo città c’è Rochefort. Incuriositi da un servizio di Report sulle birre trappiste, cogliamo l’occasione per deviare in Belgio e visitare una delle pochissime abbazie trappiste vere, cioè dove sia la produzione che i monaci resistono ancora all’interno del monastero. Chiacchieriamo con un monaco, visitiamo l’abbazia, ammiriamo i grossi serbatoi in rame, compriamo casse di birra, “tanto c’è spazio, siamo solo in due” e finiamo per stivarla perfino nell’armadietto del bagno.
Ripresa la strada, approfondiamo la storia di Mr Sax a Dinant, paese dei sassofoni, e facciamo una seconda tappa con intenzioni trappiste a Leffe. Grande delusione: l’abbazia Notre Dame de Leffe non è visitabile, un cartello all’ingresso chiede di attendere la fine della funzione in corso, nonostante all’interno non si senta anima viva. Del birrificio neanche l’ombra: la birra ormai è prodotta altrove in birrifici industriali che non hanno più nulla a che fare con il monastero. Volendo la si può acquistare nel ristorante di fronte, ma cercavamo autenticità e per ripicca ci teniamo alla larga. Facciamo un giro del paese; quando torniamo, un paio d’ore dopo, la porta è ancora chiusa e il cartello di funzione in corso ancora appeso, nel silenzio assoluto. Ce ne andiamo con il dubbio che forse nemmeno i monaci esistano più qui.
Incapaci di dare una direzione alla vacanza, dai monaci passiamo casualmente a Napoleone, ammirando a Waterloo il plastico dettagliato della battaglia e rabbrividendo all’idea di questo prato insanguinato dai quasi 50.000 morti e feriti per una delle tante sconcertanti scelleratezze umane.
Ispirati improvvisamente dall’idea di concatenare i luoghi della comunità europea, dopo Strasburgo e Lussemburgo, ci sembra coerente puntare a Bruxelles. Purtroppo il campeggio in città è pieno; l’area sosta è piena; ci spostiamo a Overijse, tanto abbiamo le bici, ma anche questo campeggio è pieno. Cominciando a temere un’altra notte in strada, facciamo camper service (5€) e tentiamo Grimbergen: campeggio pieno, addirittura fino a fine mese ci dicono. Stufi di vagare, ci infiliamo di fianco a 3 camper spagnoli nel parcheggio del cimitero del paese, venendo presto raggiunti da altri 2 camper italiani. Ma cosa ci fa tutta questa gente a Grimbergen?!
Al mattino torniamo a Bruxelles, parcheggiamo direttamente sotto l’Atomium, scarichiamo le bici e cominciamo un tour completo partendo rigorosamente dal Quartiere delle Istituzioni Europee. Pranziamo sui tavoli all’aperto con vista sull’arco di trionfo, insieme agli impiegati in giacca e cravatta che escono dal Palazzo della Commissione Europea. Ci spostiamo in centro per la parte vecchia della città, la Gran Place, la cattedrale... per poi risalire all’Atomium. Non avendo dove dormire, ripartiamo.
A 60 km da Bruxelles c’è un’altra birra d’abbazia: a Tongerlo scopriamo non solo ottima birra, ma anche un’abbazia benedettina (aperta) in cui monaci (veri) sono impegnati in un’affascinante liturgia in canto gregoriano. Li ascoltiamo incantati. Regna un’atmosfera medievale. Cicogne e aironi popolano l’ampio parco che avvolge l’abbazia. Chicca finale: in un casolare ai margini del cortile è conservata (visitabile) la miglior copia autentica dell’Ultima Cena, realizzata da un allievo di Leonardo Da Vinci sotto la supervisione diretta del Maestro, che ha dipinto personalmente un paio di figure. Ci siamo decisamente riappacificati con i trappisti.
Poco dopo, a Kemzeke, con un solito facilissimo self check in, infiliamo 10€ in una cassetta e ci sistemiamo per la notte in un’area sosta attrezzata in mezzo ai campi in ammirazione di uno splendido tramonto.
Proseguendo verso nord arriviamo a Bruges, descritta dalla Lonely Planet come romantica e intessuta di canali, una “Venezia del Nord”, borgo medievale incantevole, una gemma del passato che risplende di futuro, ecc. Pare immancabile. Devono averlo pensato in molti, perché l’area sosta, ambitissima in quanto ad 1 km dal centro, è stracolma (oltre che cara, 30€ con pozzetto di scarico intasato, pagamento acqua a parte).
Troviamo un ultimo posto, appena prima che si accenda la luce “complet” e i mezzi in arrivo vadano rapidamente ad ingrossare la fila di quelli in attesa. Qualche camper per disperazione entra nel parcheggio pullman sfidando i cartelli di divieto. Stradine, scorci e canali sono oggettivamente pittoreschi, ma si deve sgomitare nei passaggi più stretti e mettersi in coda per una foto sui ponti. Un assembramento all’ingresso della Chiesa di Nostra Signora, dove è conservata La Madonna col Bambino di Michelangelo, ci fa desistere dal visitarla. Tentiamo la salita alla torre civica (Belfort), ma il primo posto libero sarebbe tra 4 ore, pagamento anticipato. No grazie, ci sta venendo un’orticaria brulicante quanto questa calca. Per tirarci su andiamo in cerca di qualcosa di buono da bere.
Al birrificio storico De Halve Maan sta per partire una visita guidata in inglese e ...c’è posto! E’ un segno del destino. Forse spetta alla birra essere il vero filo conduttore della vacanza. Il tour ci porta a conoscere la storia della famiglia che dal 1856, attraverso sei generazioni di maestri birrai, guida l’azienda; la conversione a Pils (poi subito orgogliosamente abbandonate dopo la guerra) per sopravvivere al dominio nazista offrendo le basse gradazioni richieste dall’esercito tedesco; la Maan che diventa una Halve Maan in seguito alla lite tra due fratelli; il lato “giullare” dei Belga e l’origine del personaggio dello “Zot” (giullare) durante la dominazione austrica; e soprattutto l’idea geniale e visionaria di far scorrere la birra sotto terra, costruendo una fabbrica ipertecnologica fuori città, rimanendo contemporaneamente un’autentico birrificio tradizionale nel centro di Bruges.
Nel 2016 è stato infatti realizzato un esclusivo "birradotto" sotterraneo di 3 km che collega lo storico birrificio con il moderno stabilimento di imbottigliamento. Realizzato anche grazie ad un importante contributo finanziario della popolazione locale, desiderosa di conservare l’identità della Bruges Zot, senza deturpare le belle vie medievali con traffico pesante su strada. Il tour finisce con una doverosa degustazione accompagnata da favolose patatine fritte, in ricordo delle quali non riusciremo mai più a mangiare quelle di McDonalds. Dopo cena, quando si dissolvono bus e comitive, svanisce il trambusto dei viaggi organizzati e dei tour operator, ritentantiamo una passeggiata tra mura e canali. Bruges di sera è meravigliosa, le luci rimbalzano sull’acqua, il romanticismo riemerge dal silenzio.
L’iperaffollamento delle città e dei rispettivi campeggi ci stimola però a dirigerci verso mete meno turistiche.
Puntiamo al Mare del Nord e in poco tempo siamo nei Paesi Bassi alla avveniristica diga Oosterscheldekering: enormi piloni e pannelli scorrevoli creano una barriera anti-tempesta e anti-inondazioni, nonché un’isola artificiale, Neeltje Jans, dove ci rilassiamo ammirando gabbiani, vento ed opere di ingegneria idraulica.
Campeggi ed aree di sosta nel raggio di svariate decine di km attorno ad Amsterdam sono (ovviamente) tutti pieni. Parcheggiamo in un quartiere residenziale alla periferia della città e in sella alle bici ci predisponiamo ad una bella pedalata tra i canali. L'illusione della pedalata svanisce presto, mentre ci troviamo a spingere le bici a mano facendoci faticosamente strada tra orde barbariche affumicate. Impossibile prendere una sola boccata fresca. Quando l’aria non è satura di fumo, è impregnata dell’odore pungente di urina. Mangiamo un panino in apnea senza riuscire a distinguerne i sapori e senza trovare un angolo di panchina, prato o muretto meno luridi del resto, su cui sederci. Eppure non ci consideriamo particolarmente schizzinosi. Penetrati da tanfo e frastuoni, con occhi arrossati e gola irritata, chiudiamo in fretta il giro, per poter dire “fatto”, almeno tentato, e tornare al camper.
Facciamo camper service in un campeggio (pieno) fuori Amsterdam (5€), pronti all’eventualità di un’altra notte libera, impostando definitivamente la rotta verso il Mare del Nord. Lungo la strada c’è Volendam, borgo di pescatori e di tradizioni gastronomiche.
Proseguendo lungo la costa attraversiamo la tipica campagna olandese. A ben 9 giorni dalla partenza da Milano, un campeggino silenzioso e ordinato nel mezzo di un paesaggio da cartolina diventa il primo campeggio nel quale riusciamo ad entrare dall’inizio della vacanza! Camping Zuiderhorn Warffum.
Esploriamo paese e polder in canoa, perdendoci nel labirinto di canali e incastrandoci nelle chiuse dove, non riuscendo ad azionare il meccanismo automatico, siamo costretti a tirare in secca la barca e superare a piedi i cancelli. Sonnecchiamo sulle sdraio e mangiamo all'aperto, godendoci un paio di giorni tranquilli di relax.
Il profilo costiero ci accompagna per mano in Germania. Il Mare del Nord sembra diventato il nuovo filo conduttore del viaggio. Sarà quello buono? A Benersiel (Esens Benesiel Camping) c’è una surreale atmosfera in “stile Rimini” (musica dal vivo, locali animati, tavoli all’aperto) con clima nordico; fango al posto della sabbia; Strandkörbe (delle specie di ceste in vimini dentro le quali ripararsi dal vento) al posto delle sdraio. I bambini, rigorosamente in costume da bagno, non sembrano accorgersi che in realtà non ci sia l’acqua e riempiono i secchielli di melma densa e scura. Ci togliamo lo sfizio di sprofondare a piedi nudi nel fango con l’asciugamano rigorosamente al collo, non potendolo certo stendere per terra. Sono esperienze.
Proseguendo il nostro tour del Mare del Nord alla ricerca di una spiaggia di sabbia, passiamo Romo (con immense distese sabbiose, ma già visitata in passato), caschiamo ad Esbjerg, ammiriamo “L’uomo incontra il mare”, superiamo questa zona un po' troppo urbanizzata e ci sistemiamo poco più a nord al Camping Borsmosestrand.
Camper, tende e roulotte sono mimetizzati tra le dune al di là delle quali si srotola una lunga costa di sabbia a perdita d’occhio. E' il nostro posto. Informiamo la reception che ci fermiamo 2 notti, poi prolungate a 3, anzi facciamo 4. Dalla cima di una duna abbiamo una vista splendida, spazio per tavolo e sedie, odore di salsedine ...e sabbia eterna tra cuscini e stoviglie, grazie ad una notte con raffiche di vento a 40 nodi. Vento, pioggia, nuvole e sole si susseguono con inimmaginabile rapidità, portando la temperatura da 8 gradi a 28 e viceversa nel giro di qualche istante.
Assecondando il meteo, alterniamo tintarella in spiaggia e pedalate controcorrente. La spiaggia si estende senza soluzione di continuità per decine di km da nord a sud. La sabbia umida e compattata dalle alte maree diventa, con la bassa marea, un’unica incredibile pista ciclabile panoramica.
Stiamo pedalando verso sud, estasiati dall’immensità, quando un cucciolo di foca salta fuori dalle onde a pochi metri da noi! Con quel buffo avanzare a rimbalzi si guarda intorno con occhi dolcissimi da cartone animato. Sembra troppo bello per essere vero! Mi convinco che debba essere malato o perso. Perché mai, altrimenti, uscire così allo scoperto a due passi dagli esseri umani? Chiamo il numero della protezione animale, commossa da questo esserino indifeso, ma vengo rassicurata. E’ normalissimo ("normalissimo"!) che un cucciolo di foca esca da solo dall’acqua. Sta aspettando la mamma. Se è normalissimo incontrare un cucciolo di foca, dobbiamo essere in paradiso.
Torniamo saldamente sulla terra quando arriviamo di fronte alla memoria delle atrocità umane a Blavand, dove i bunker della guerra sono stati trasformati in asini (asini come chi fa la guerra e asini perché sterili come la guerra, spiega l’artista).
Percorriamo l’istmo che separa il fiordo di Ringkøbing dal Mare del Nord, con un susseguirsi di dune. Ci vorremmo fermare ad ogni scorcio ma siamo al giro di boa: è ora di invertire il senso di marcia. Passiamo la notte al porto di Kolding, paesino grazioso dominato dal castello, per poi tornare in Germania.
Essendoci spostati verso est, Lubecca si rivela una felice tappa. L’area sosta in posizione estremamente centrale (15€, niente servizi) ci permette di visitare comodamente la città senza bisogno di scaricare le bici. La giornata è splendida, a tratti fin troppo calda. Facciamo il pieno di Dom, porte, mura, cattedrali, sette immancabili campanili rossi e un dedalo di viuzze. Scopriamo che i Lubecchesi hanno imparato a fare i mattoni dai Lombardi, che il diavolo può risparmiare una chiesa in cambio di una birreria, che vicoli bui e stretti possono aprirsi su inaspettati cortili, e che il marzapane è dappertutto.
A queste latitudini l’orizzonte torna ad ondularsi; ci viene voglia di montagna. Scriviamo a Carlo: “Hai qualche passeggiata da suggerire in Engadina?”
“Cosa c’entra l’Engadina? Non è sulla vostra strada” risponde.
“Sai che noi non abbiamo una strada.”
I suggerimenti arrivano puntuali e trascorriamo gli ultimi due giorni in Svizzera a Scuol. La guest card del campeggio dà diritto ad una risalita in ovovia a Motta Naluns: da lì a piedi si arriva facilmente al Piz Clunas passando da Puri e dall’Alp Clunas, un assaggio di vette e laghi alpini per riattivare amori profondi, e quindi in tempo al camper per un pomeriggio alle terme. Scuol è il paradiso delle mountain bike, da dove parte l’Alpine Bike, percorso di 670 km e 24.300m di dislivello.
Noi bariamo già in partenza andando in camper fino a S-Charl. Da lì ci accontentiamo di percorrere 21 km ed appena 514 m D+, pensando ai ragazzi che qualche anno fa l’hanno fatta tutta, carichi di tenda, sacco a pelo, viveri, fornelletto.. Pedaliamo con le mucche, come le mucche, letteralmente: un volontario del Parco regala campanelle da mucca (in miniatura) alle bici perché nella somiglianza ci si rispetti, mucche, ciclisti e pedoni in pacifica convivenza. Sembra funzionare.
Continuiamo a pensare ai ragazzi mentre in serata bissiamo le terme, mentre sfruttiamo l'ultima mattina di campeggio per pulizie di fino e mentre ci avviciniamo inesorabilmente a Milano. Stasera Carlo e Nadia sono entrambi a casa in un raro e fortunato intermezzo tra le loro avventure e l’idea di una pizza insieme tutti e 4 fa quasi venire voglia di tornare (purché poi si riparta).
23 giorni

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