DIARI DI VIAGGIO IN CAMPER

I NOSTRI DIARI DI VIAGGIO IN CAMPER

Tra strade sconnesse e natura alla riscossa, sogniamo i nomadi, inseguiamo le renne e cavalchiamo le onde. Una doccia sotto le stelle, l'immensità da contemplare e la bussola puntata verso le emozioni per non perdere la retta via.

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domenica 8 settembre 2024

VAL BREMBANA - SETTEMBRE 2024

 

UNA TENDA, DUE ZAINI

E UN TRILIONE DI STELLE 



“Cos’hai da fare, mamma, questo weekend?”

“La spesa .. pulire i bagni... stirare..”

“Allora sei libera! Ti porto a fare un’avventura!”

Carlo ammetterà in seguito che, avendo io in programma un piccolo intervento al piede la settimana successiva, temeva che potesse essere la mia ultima occasione per camminare. (Invece è andato tutto bene).


La giornata è grigia. Il cielo minaccia pioggia ma le previsioni per la notte sono buone. Seguo diligentemente le sue istruzioni per selezionare lo stretto indispensabile, che già così assume – steso sul pavimento della camera – un aspetto inquietante. 

Per misteriose leggi della fisica, arrotolando ed incastrando con cura calzamaglia, maglia termica e calze di cambio, materassino gonfiabile, sacco a pelo, cappellino di lana, scaldacollo, guscio, piumino e borracce, riusciamo ad infilare negli zaini un equipaggiamento di volume complessivo apparentemente superiore al volume dello zaino stesso. Con una iniqua (ma efficace) suddivisione dei pesi, la tenda, il fornelletto, la bombola del gas, un paio di litri supplementari di acqua e tutto il cibo finiscono nello zaino di Carlo.

Si parte. Destinazione Patagonia? Nanga Parbat? Himalaya? No, per la nostra avventura basta l'incanto della Catena Orobica!

Arriviamo a Foppolo con calma e appena parcheggiamo comincia a piovigginare. Temporeggiamo bevendo un caffè al bar ma nulla fa sperare in una schiarita. Tanto vale infilare il guscio e partire. Inviamo un ultimo whatsapp a casa dando la nostra posizione e spegniamo i celluari: meglio preservare la batteria in caso di necessità. Per una sola notte abbiamo giudicato superfluo portare il peso aggiuntivo di battery bank o pannellino solare: ogni grammo in spalla conta e si sente. 


Assorbiamo umidità un passo alla volta, salendo lentamente la dorsale erbosa di Montebello. La meta è il Lago Moro, ma raggiunto questo pianoro incastonato in una conca ci rendiamo conto che per veder sorgere il sole (ammesso che le previsioni non sbaglino e le nuvole si diradino), domani mattina dovremmo aspettare almeno le 9:00, per dare ai raggi il tempo di fare capolino da dietro le montagne. Mentre mi siedo a prendere fiato, con la scusa di tenere d’occhio gli zaini, Carlo, alleggerito, corre verso un colle alla nostra destra, torna giù sconsolato, non c’è nemmeno un metro quadro di terreno pianeggiante riferisce, riparte di corsa verso sinistra, segue la cresta, raggiunge il Passo di Valcervia e torna vittorioso: ha identificato uno spiazzo che sembra fatto apposta per la tenda! 

Mi convince che è meglio una notte in quota, forse più ventosa ma più breve: l’alba illuminerà (e scalderà) la cengia prima della valle. Riprendere il cammino significa lasciarci alle spalle il lago, unica fonte di acqua sul percorso per lavarci e cucinare. Considerando il freddo, l’idea di evitare la toeletta serale non mi sembra grave.  Carlo ha con sè una cannuccia filtrante per “potabilizzare” l’acqua, ma anche 3 borracce piene nello zaino. Siamo a due passi dalla civiltà, in riva ad un lago preso d’assalto dalle comitive nei weekend estivi. I minuscoli filtri antibatterici della cannuccia mi lasciano perplessa. Optiamo per farci bastare le borracce e senza ulteriori indugi riprendiamo il cammino. 

Al colle soffia un vento gonfio che fa precipitare le temperature. Tra teli svolazzanti e paletti che rotolano, Carlo acchiappa e assembla le parti con destrezza da boyscout e in un attimo la tenda è tesa solida, ed io, senza togliere i guanti (riscaldati!), mi ci infilo. Devo cimentarmi con astuzia nel regolare le batterie dei guanti, se voglio che durino nelle ore più fredde della notte. Carlo si cimenta invece nel contrastare le raffiche, sempre più frizzanti, aggirandosi ai quattro lati della tenda, con il fornelletto in mano, nel tentativo di non far spegnere la fiamma.

“Mamma, hai fame? A che ora vuoi mangiare? Siediti sul materassino che ti isola meglio. Hai messo il secondo paio di calze? Infilati nel sacco a pelo se hai freddo, cucino io.”

Avvolta nel sacco a pelo da alpinismo estremo, l’apertura della tenda incornicia un bianco denso impenetrabile, che azzera qualsiasi riferimento. Potrei trovarmi ovunque, ma non c’è altro posto al mondo dove preferirei essere. Ora dall’apertura intravedo anche le mani di Carlo che cercano di proteggere la debole fiammella. Si è rassegnato a cucinare sotto l’abside, con estrema cautela per il pericolo di avvicinare fuoco e nylon. “Se no non bolle più!” 

Sarà la location d’eccezione, sarà la privilegiata compagnia di un figlio ventenne per una sera “tutto mio”, senza nemmeno la distrazione di un cellulare; i fusilli alla carbonara sono squisiti, la mousse di frutta dolcissima. Le premure di Carlo perchè vada tutto per il meglio, che la pasta sia buona, che la tenda sia in piano, che l’acqua sia sufficiente, mi fanno scoppiare il cuore di commozione. Come si può spiegare tutto questo a parole?

Sono al riparo dal vento, con un piatto caldo in mano e una crostatina per dessert, l’acqua è bastata per cucinare ed è avanzata una bottiglia piena a testa; non soffriremo nè fame nè sete e ho un materassino che mi protegge dal terreno sconnesso, guanti e cappello per affrontare la notte. L’essenziale c’è.

Ho un prato generoso che mi ospita, tutta l’aria del mondo da respirare, la libertà di scegliere dove sdraiarmi, se giocare coi fili d’erba o restare in ascolto del vento, ho quei dolorini buoni ai muscoli che aiutano a dormire, ho la compagnia di un ragazzo meraviglioso. Altro che l’essenziale, ho il tutto. E’ un momento di vita che ne vale un milione.

“Al lago avremmo potuto sciacquare le stoviglie. Qui eviterei di sprecare acqua potabile.”

Sacrifichiamo una fetta di pancarrè (tra quelle destinate alla colazione, con uno strappo alla scrupolosa pianificazione che governa ogni vera spedizione) per fare un'accurata scarpetta. La colazione al massimo sarà vagamente insaporita dall’aroma di pancetta.

Poi arriva la notte. Fredda e sempre più ventosa. Con le spalle indolenzite dalla posizione, l’impossibilità a rigirarmi immobilizzata nel sacco a pelo a mummia, pena il rischio di cascare fuori dal materassino largo appena 50cm, il fiato soffocato dallo scaldacollo tirato su fino agli occhi, non riesco a smettere di sorridere. E’ il sorriso dell’anima, perchè mentre il corpo affronta questi lievi disagi fisici, lei saggiamente sa di essere in un raro stato di benessere totale. Condividere avventure con una persona su cui si sa di poter contare al 100% è un’esperienza potente.

Tenuta sveglia dagli sconfinamenti esistenziali dei pensieri, mi accorgo che mi scappa la pipì. E’ in questi momenti che si dimostra il carattere, mi dico. Raccolgo tutta la mia determinazione e forza di volontà e striscio eroicamente fuori dal sacco a pelo. Bruscamente schiaffeggiata dall'aria a -5°C mi ritrovo fuori dalla tenda. Il fuori non è mai stato così reale. Sono al centro di una cupola celeste che mi abbraccia e abbaglia. Miliardi di puntini luminosi a tapezzare il cielo; sagome delle montagne a completare la scenografia, e io sul palco di questo teatro, stordita dall’immensità che mi tende la mano. Ci tende la mano! Devo svegliare Carlo! Le nuvole sono svanite, il vento si è calmato. Carlo, presto vieni corri guarda! La felicità è monca se non è condivisa.

Stai calma, le stelle non scappano.

Dici davvero? Tanta bellezza può essere perfino duratura?

Prendiamo la GoPro e cominciamo a giocare. Gira la testa o sono le stelle che girano o siamo noi in cima al mondo, anzi al suo epicentro, coreografi sul palco orientiamo le frontali per inquadrare a turno gli attori, e le stelle ci cadono addosso, le ho tra i capelli, sulle mani, o sono le luci dei miei guanti riscaldati? o è il mio amore per te. Se saltassi potrei toccarle, potrei correre da un versante all’altro, rotolarmi giù per i pendii, non mi sono mai sentita così parte dell’universo.

Quando cala l’adrenalina, il freddo pungente torna a farsi sentire e ci re-infiliamo nella tenda per la seconda metà di questa notte magica. Chiudi la porta che io appendo le giacche in anticamera, e non importa se non c’è porta e non c’è anticamera; le nostre anime continuano a ridersela di gusto. Sei andata in bagno? Non ho sentito lo sciacquone. E ora respira a pieni polmoni quest’aria che arriva dritta dritta dalla luna, una boccata svuota la mente, due boccate e puoi volare.

L’alba arriva alle 7 del mattino, riempiendo la nostra casetta di raggi luminosi e teipidi. Quando apro gli occhi, Carlo è già intento a maneggiare il fornelletto. Dal suo zaino estrae, stile borsa di Mary Poppins, un’intera confezione di biscotti Ringo! Li ha portati di nascosto per farmi una sorpresa, perchè tutto in questo weekend sia perfetto. 

Mi aspettavo una tipica colazione da campeggio libero: the e fette biscottate, eventualmente con monodosi di marmellata, ma lui sa che ho un debole per latte, nesquick e cereali. Scioglie nell’acqua bollente due dosi di polvere di proteine al gusto di cacao e ci sbriciola dentro un paio di barrette di frutta secca.

Ecco mamma, il tuo quasi latte con il quasi Nesquick e quasi cereali.

Il retrogusto di pancetta non si sente per nulla.


Prima che salgano dalla valle gli escursionisti più mattinieri, abbiamo già smontato la tenda e ricomposto gli zaini. La giornata è mite e la cima che ha vegliato su di noi tutta notte ci invita ad andarla a trovare. I nostri zaini da grande escursione fanno sorridere le famigliole con bambini al seguito partiti da Foppolo poco fa, leggeri leggeri, per la passeggiata domenicale e noi speriamo che leggano nei nostri occhi l’emozione di aver fatto parte del cosmo per un istante.

L'incontro con caprette, cani ed esseri umani alla croce del Corno Stella (2.621m) ci riavvicina piano piano alla civiltà, diluendo il trauma del rientro. Panini e bibite a Branzi ci riconciliano ulteriormente con i lussi del progresso, ma l’unica vera motivazione per voler tornare a casa è poter raccontare a Nadia e Daniele quello che abbiamo vissuto. 


Anche se sappiamo che per esprimere a fondo certe cose le parole non bastano.








giovedì 1 agosto 2024

SCANDINAVIA - AGOSTO 2024

 SVEZIA, NORVEGIA E UNA TOCCATA IN DANIMARCA PER UNA SUBLIME IMMERSIONE NELLA NATURA



5.905 km

22 giorni


Milano:

“Nadia, quando cominci l'Erasmus a Trondheim?"

"Il 12 agosto.”

“Vuoi un passaggio?”

“Se proprio volete.”

Certo che proprio proprio vogliamo! Non ci lasceremmo sfuggire per nulla al mondo questa insperata occasione di passare ancora un po' di tempo tutti e quattro insieme.

Arrivato il weekend dobbiamo tenere a freno l’impazienza per aspettare il ritorno di Carlo. “Eccomi!” urla comparendo in casa domenica, portandosi dietro la scia di chi ha vissuto una settimana in tenda lavandosi, si fa per dire, nei ruscelli. Rimedia con una doccia veloce, ma per fare la lavatrice non c’è tempo. Chiude i vestiti sporchi in un sacco e butta il sacco in garage (ci penseremo al rientro).


Lasciamo di corsa i 43°C (!!) di Milano e ci fermiamo a dormire al fresco al Passo del San Gottardo, posticino già ben collaudato in varie occasioni. Lunedì siamo determinatissimi. Senza più restrizioni da neopatentati, ci si può alternare alla guida in 4: dividendoci i km e riducendo al minimo le pause, passiamo la Germania tutta d’un fiato, a Puttgarten saltiamo sul traghetto delle 23:30 e ci fermiamo in Danimarca appena sbarcati al porto di Rodby, chiudendo una tappa record di 1.115 km.

Lago di Vattern (Svezia):

L’entusiasmo è alto anche martedì e la strada ricomincia a scorrere veloce, pur con occhio attento ai rigidi limiti di velocità svedesi. Passata Grannan, dopo appena 600 km, la nostra traiettoria lanciata verso nord subisce una battuta d’arresto: un improvviso tonfo sordo proveniente da sotto al camper, seguito da un assordante rumore di ferraglia, ci costringe a fermarci e constatare la rottura del terminale della marmitta. Grazie ad un filo di ottone che Daniele ha casualmente con sé, un filo di ferro che Carlo dichiara candidamente di portare sempre nello zaino “ovviamente” e un marciapiede usato come rialzo per il camper, perché i nostri due MacGyver ci possano strisciare sotto, viene eseguito un rattoppo di fortuna, che ci permette di raggiungere il vicino campeggio Vadstena Camping. 

Ci “guadagniamo” un tuffo e un tramonto sul lago di Vattern, oltre che una doccia e una notte estremamente quieta.

 

Di assistenza Fiat in zona non se ne parla. Veniamo rimbalzati da un’officina all’altra, fino ad essere dirottati a Lindkoping, dove un ragazzo molto disponibile sistema il camper su un ponte, si adopera in una riparazione (“Provvisoria! In Italia fate cambiare  la marmitta” ci raccomanda) e ci rimette in strada. Quando estraggo la carta di credito pronta a tutto, mi sento dire che non vuole nulla. Proviamo ad insistere, ma sorride irremovibile.  "Buon viaggio, godetevi la Svezia!” ci augura. Gli regaliamo una bottiglia di Morellino di Scansano.

NB per qualche inspiegabile ragione, al momento di caricare il camper pare non ci sia mai spazio nel gavone per tutte le mie superflue esigenze, tipo un paio di scarpe di cambio o una cesta in più. ...ma 5-6 bottiglie di vino ci stanno sempre! Misteri. 


Riserva Naturale Malingsbo-Kloten (Svezia):


Una sosta ad Orebro per ammirare castello e fossato e poi gli ultimi 10 km di sterrato ci portano al River Lodge Camping nel villaggio di Nyfors. Più che un villaggio sono 4 casette rosse nel bosco, 2 soli abitanti fissi, qualcuno stagionale, niente negozi, niente alimentari, nulla. Siamo nel cuore della Riserva Naturale Malingsbo-Kloten, nel sud della regione del Dalarna, una delle più vaste riserve naturali della Svezia. Terra di Troll e di Sami, di branchi di renne ed alci solitarie, è attraversata da grandi fiumi e sterminate foreste di pini, abeti e betulle. La perfetta immersione nella natura che cerchiamo. Non mancano orsi bruni, lupi e linci, ma per fortuna di questi non ne vediamo. Anche il campeggio è molto essenziale: 5 piazzole in tutto, 1 wc e 1 lavello. Niente docce, ma c’è un bellissimo pontile sul fiume, da cui tuffarsi tra le ninfee, che batte qualsiasi vasca da bagno. E' un posto talmente fuori dal mondo e lontano dai rumori della città, che merita due giorni di sosta. Giorni nei quali l'unico rumore che sentiamo è quello del vento.

 

La cosa più preziosa qui è l'aria che si respira. Per assimilarne in quantità, navighiamo lungo il fiume, bordato di verde, con le canoe canadesi, accompagnando ogni pagaiata a profonde e rilassanti inspirazioni ed espirazioni. Tratti serpeggianti tra fitti boschi si aprono su anse ampie e soleggiate. Qualche isolotto, alcuni pontili e perfino un bivacco ci permettono merende al sacco e pennichelle.

 

 

Il giorno seguente ci inoltriamo nei boschi con una passeggiata alla “montagna d’erba” (Grassberget). Non è zona di alture e nemmeno arrampicandoci sugli alberi in vetta a questa “montagna” si riesce a vedere oltre la sterminata distesa di tronchi, rami e foglie. Una macchia di verde ricopre tutto. Siamo meravigliosamente inghiottiti dalla selva.

 

 

Il tempo è splendido. Il relax in campeggio e il tuffo dal pontile, abbracciati da questa foresta infinita, sono un sogno.

 


Con altri 11 km di sterrata arriviamo a Kloten da dove intraprendiamo una caccia (fotografica) alle alci, molto diffuse in questa zona. Inseguiamo impronte (ed escrementi) avvistando un tasso, due lepri, un cinghiale, due cerbiatti e finalmente ai margini del bosco un alce maschio! Sicuramente giovane visto il palco di misura contenuta. Veniamo a sapere che purtroppo avvistare maschi adulti è molto difficile: preda prediletta dei cacciatori per via degli ambiti palchi-trofei, raramente vivono a lungo. Ci si stringe il cuore. Anche la carne di alce, ritenuta più sana e genuina di quella di qualsiasi animale da allevamento, è estremamente richiesta. Ogni anno vengono uccise circa 60-70.000 alci. Altrettante più o meno nascono, ma poi ci sono quelle investite dalle auto o uccise dai lupi, per cui il numero complessivo è in continuo calo. Proseguiamo la ricerca fino alle 23:00, ricompensati da altri 9 avvistamenti. Una mamma con due cuccioli gemelli ci fa battere il cuore! Purtroppo c'è ormai troppa poca luce per fare foto, ma gli occhi che luccicano nel buio sembrano parlarci. Siamo incantati.

 

Passiamo una notte libera in riva al lago Stora Djurlangen sentendoci in un paradiso terrestre.

Ripresa la strada, la prima sosta è presso una stazione camper service gratuita (gioia dei camperisti amanti delle notti libere), e la seconda presso un supermercato. In 4 con un frigorifero da 90 litri e una mini-dispensa, dopo 3 giorni senza spesa, l’ultimo pasto era stato un miscuglio di tonno e fagioli in scatola senza pane, e la colazione un tè senza latte, senza marmellata, senza biscotti, senza insomma. 

A Sarna scegliamo un campeggio (attrezzato: Sarna camping, in riva al lago) per dare una pulitina al camper e a noi stessi e passeggiare in serata per un centro abitato.


Catena montuosa del Sylarna (Confine Svezia - Norvegia)


Il ritorno alla civiltà dura poco: il giorno seguente siamo di nuovo lungo percorsi dapprima solo un po' stretti, poi sterrati (e ad ogni scossone incrociamo le dita per la marmitta acciaccata) in direzione delle montagne verso Ovest. Veniamo accolti dalle renne che ci accompagnano fino a Nedalshytta, dove parcheggiamo liberi in uno slargo poco prima del rifugio, con vista sul lago Nesjoen.


 

Siamo qui per scalare i monti del Sylarna, catena montuosa sul confine tra Norvegia e Svezia. 23 km e 1.200 m D+ ci portano alla vetta dello Storsylen, la più alta vetta di confine della Norvegia meridionale con il ghiacciaio più a Ovest della Svezia, nonostante i suoi soli 1.762m di quota.

Il ghiaione coperto di licheni, il ghiacciaio con crepacci a vista, le renne ovunque e l'assenza di presenze umane, creano un ambiente fiabesco, surreale. 

   

  Ci soffermiamo spesso e volentieri a prendere fiato, guardando negli occhi gli eleganti abitanti di queste alture, che con il loro passo delicato dominano sulla vasta distesa della tundra.









 

  

  

 

Lasciata la montagna, torniamo tra laghi e boschi (ora norvegesi) e ci sistemiamo al Selbu Camping in riva ad un fiume. Bucato, camper service e immancabile tuffo dalla piattaforma. L’essere costantemente circondati da acqua in tutte le sue forme crea un ambiente al tempo stesso ovattato e ritemprante.


Trondheimsfjord (Norvegia):

 

I giorni stanno passando in fretta e l’appuntamento a Trondheim si avvicina. Prima di entrare in città ci resta il tempo di una sosta sul Trondheimsfjord. Scegliamo l’Asholmen Camping perché si raggiunge con 3 km finali di strada sterrata, ragionevole indizio che sia isolato e tranquillo. E’ isolato, tranquillissimo e in posizione spettacolare su una punta di terra che si insinua nel fiordo, in faccia ad un isolotto conteso da cormorani, aironi e gabbiani. 

Ci godiamo una giornata “da mare”: relax e yoga nell’ampia piazzola panoramica, salti e acrobazie sul trampolino altrettanto panoramico, pizza e birra di fronte a un tramonto di quelli che sembrano non finire mai grazie al lento sole radente del nord. Il campeggio ha persino il wi-fi e decidiamo di chiudere questa magnifica giornata con una serata-cinema. Mentre alle 21:30 siamo chiusi in camper a guardare un film, sentiamo bussare. Staremo disturbando la quiete con il volume troppo alto? No!! È il gestore del campeggio che viene ad offrirci 4 cinammon rolls, caldi fumanti, appena sfornati! Una delizia! Che mondo meraviglioso. 

 



 








Lasciamo il motore spento anche il giorno successivo: seguiamo un sentiero che costeggia inizialmente il fiordo per poi inoltrarsi tra alberi fittissimi e tratti impervi e acquitrinosi. Saliamo fino alla "vetta" del monte Litlhela per ammirare l'orizzonte da un punto panoramico.  Scegliamo di ridiscendere lungo un percorso ad anello in ambiente ad ogni passo più umido, con i piedi a mollo nel paludoso sottobosco, circondati da una foresta che si fa via via sempre più buia e impenetrabile; una flebile traccia di sentiero che si perde rapidamente inghiottita da muschio e stagni. Ne veniamo fuori grazie al GPS di Carlo, con qualche scivolone nel fango, aggrappandoci occasionalmente ai tronchi, risbucando infine con sollievo in riva al fiordo.

 

 
 









Trondheim (Norvegia):

Il 9 agosto è proprio ora di dirigerci a Trondheim. Vogliamo un paio di giorni per visitare la città. L’area sosta, come sempre nei centri urbani, è inevitabilmente poco bucolica e fastidiosamente affollata, però comoda ad 1 km dal centro. Passeggiamo per il paese, ammiriamo la Nidaros Cathedral, costeggiamo i canali, sfrecciamo in monopattino dal gamle bruk della città vecchia alla periferia, ci fermiamo nelle bakeri a fare colazione, ai vecchi magazzini (oggi abitazioni) per una foto tra le casette colorate, al Trampe Bicycle (ascensore delle biciclette) a curiosare come tutti i turisti; andiamo a cercare la biblioteca, l’università e la zona delle birrerie per immaginare la vita di Nadia nei prossimi mesi.

Il Trondelag Folkemuseum ci intrattiene per un pomeriggio intero: costruito attorno alle rovine del più antico castello medievale norvegese (King Sverre’s castle), ci accompagna in un lungo percorso all’aperto tra dimore, edifici, fattorie, chiese e negozi dal 18° secolo in poi. Nella bottega del fotografo giochiamo a far comparire la nostra foto finto-antica, insieme alle altre foto d’epoca appese alla parete. Capitiamo quindi per caso davanti al palco dove si stanno svolgendo i preparativi per il concerto che si terrà in serata del famoso (qui) cantante norvegese Age Alexandersen con la sua band. Ci fermiamo ad ascoltare le prove e trovarsi in questo ambiente da troll con una colonna sonora talmente azzeccata è un’esperienza emozionante.


 








L'11 mattina Nadia fa il suo ingresso nella sua nuova casa. Domani comincia le lezioni ed è ansiosa di sistemarsi, conoscere i coinquilini, capire abitudini e turni per uso e pulizie delle zone comuni. La stanza è minuscola e ha due piani di scala a chiocciola da fare per raggiungere il bagno (condiviso con altre 5 persone), ma non sembra turbata da questi piccoli disagi. Scelta su internet, ci sembra già un successo constatare che la casa esista davvero. Oltretutto la zona è centrale ed elegante.


Rondane National Park (Norvegia):

Rimasti in tre, proseguiamo in direzione sud. Una notte libera dalle parti di Rennebu e la successiva al Hauklister Fjellhotell og Camping a Hovringen, nel parco nazionale del Rondane, parco del sud della Norvegia che ci era sfuggito nell’estate 2022.




Ci incamminiamo negli sconfinati 969 km2 del parco, in cui cammini cammini ma non arrivi mai. Raggiungiamo la vetta del Formakampen da dove la vista non ha confini. La vastità dello spazio è impressionante. 

 


Il campeggio ha una sauna che guarda su questa vastità e ce la godiamo in serata alternando vapore bollente e docce fredde all’aperto. Ogni respiro è rigenerante.

Per cercare di fare qualche km in più decidiamo di provare ad esplorare il parco in bici. Dopo la salita al rifugio Smuksjosetere, lasciamo la sterrata carrabile per inoltrarci lungo il sentiero che porta al Peer Gynt Hytta, ma è troppo impervio per le mie capacità: ostacolata da massi e sassi, mi trovo spesso a dover scendere dalla bici. Deviamo su un sentiero che sembra più affrontabile e che ci riporta in paese, costeggiando il torrente. Tra guadi, sole, vento e panorami, più o meno ce la faccio. 

    








La notte veniamo scossi da raffiche di vento paurose, tanto che alle 5:00 del mattino, storditi dal rumore incessante e dagli scuotimenti violenti, ci rimettiamo in pista. A Limhamn, dopo 912 km, parcheggiamo in riva al mare con vista sul ponte di Malmo. Abbiamo fatto più strada del previsto e ci resta il tempo per una giornata in spiaggia. 

Isola di Mon (Danimarca):

Raggiunta la Danimarca deviamo sull’Isola di Mon, dove ci dirigiamo a colpo sicuro alla “nostra” affezionata Ulvshale Strand. Ci crogioliamo al sole fino a sera con bagni e passeggiate sul lungomare, ignorando gli svariati irrequieti tentativi di Carlo per difendersi da questo caldo “disumano” (26°C).

"Fa trooooooppoooo caldo! Mezza giornata di mare è il limite massimo! Neanche nelle lezioni di latino il tempo passava così piano!” Poi c’è il sale nei capelli che dà fastidio (la terra di montagna, quando dorme nei boschi, invece no), la crema che appiccica, perfino i sassolini che pungono i piedi. Una doccia on the road e siamo a Faro per rapido camper service; quindi a Rodby per il traghetto serale. 


Dormiamo a Puttgarten, attraversiamo (faticosamente) la Germania tra una coda e l’altra per una serie ininterrotta di lavori in autostrada (10 ore complessive per fare 473km); una sosta a Kassel per riprenderci e quindi rieccoci al passo del San Gottardo per chiudere il cerchio, passare un’ultima notte a 9 gradi, finire gli avanzi, sentire come sta Nadia. Ha conosciuto ragazzi con cui andare ad arrampicare, scoperto una falesia in riva al mare, esplorato i boschi del Bymarka, partecipato a feste, barbecue e perfino a un concerto d’organo. “E l’università?"

All'arrivo a casa vengo travolta dalla valangata di cose da sistemare, oltre che da quel pacco bomba abbandonato in garage da 3 settimane.

"Mamma, un po' di roba la porto via subito. Parto per un giro di bike-packing in Svizzera con un mio amico. Torno tra una diecina di giorni".

Ok, i figli sono a posto.

"Tesoro, io e te cosa facciamo?"

"Che ne dici di un vero azzardo: una giornata al mare??"